Il Metodo Bertelè

Il Metodo Bertelè è una tecnica di rieducazione posturale basata sull’idea del corpo come insieme di elementi strettamente collegati fra loro che funziona bene solo quando risulta armonioso ed equilibrato. Per i bertelisti il corpo è “un tempio da rispettare”, il bertelista deve saper vedere la persona nella sua globalità fisico – emotiva, rispettarla ed accompagnarla in un cammino di guarigione globale.  Il Metodo Bertelé  ha le proprie radici nel Metodo Mézières.  Françoise Mézières (1909 – 1991) è stata una terapeuta francese. Ha sviluppato il concetto di “catena muscolare” e ha creato il “Metodo Mézières”. Tale metodo si basa sulla considerazione che le cinque catene della nostra muscolatura sono organizzate  in insiemi, ogni catena si comporta come un unico grande elastico, spesso troppo corto, rigido e contratto, anche quando dormiamo. Le catene sono tutte interdipendenti, il bertelista con la tecnica di allungamento delle catene ha l’obiettivo principale di allentare l’ipertono muscolare, per armonizzare i muscoli agonisti e antagonisti alla ricerca della morfologia ideale e perfettamente equilibrata.

 

CHE COSA E’

Ogni seduta è un cammino nuovo, un percorso, un guado in cui l’operatore affianca, sostiene accompagna la persona. Dagli studi e dall’esperienza della dott.ssa Bertelé è nato un metodo che integra la tecnica corporea ereditata da Mézières, con una filosofia di più ampio respiro derivata dalla bioenergetica che considera la persona come un tutt’uno di corpo-mente-emozioni, inserita in un ambiente socio-famigliare con cui interagisce ininterrottamente. Il metodo, infatti, non consiste nella semplice applicazione acritica di un rigido protocollo, ma richiede al professionista che lo pratica un riorientamento verso l’individualità e l’unicità del paziente.

 

SALUTE CON IL METODO BERTELE’

La tecnica viene realizzata manualmente con idonee manovre sui muscoli che hanno come scopo principale quello di allentare la tensione muscolare, specie quella delle catene per permettere agli antagonisti (pettorali, addominali, quadricipiti) di tonificarsi, armonizzando l’intero sistema con riferimento costante alla morfologia ideale. Il soggetto è disteso su un lettino apposito (lettino Bertelè) o su un tappeto. Si inizia sempre con il soggetto supino e gradualmente lo si porta alle posture di maggior allungamento in posizione assisa o con arti inferiori a 90°. Gli unici ausili utilizzati sono cuscinetti di varie dimensioni e densità e fasce morbide. Nella postura di base (messa in asse) il soggetto viene trattato in posizione supina: lo scopo primario è allungare, tramite posture e massaggi di stiramento, le catene muscolari, in modo che non frenino più le articolazioni, e gli altri muscoli possano riprendere la propria funzione e ricuperare il tono perduto. Si sciolgono così tutti quei “nodi” che sono dannosi per articolazioni, tendini, legamenti, dischi e menischi. Compito del bertelista è andare a caccia delle compensazioni per scoprire la vera origine del problema e risalire, facendosi guidare dal corpo, la catena degli aggiustamenti che il paziente ha messo in atto inconsciamente per riuscire a sopportare i dolori originali, e originanti. Durante tutto il trattamento l’operatore deve correggere le compensazioni che il corpo via via trova per sfuggire all’allungamento: il corpo, infatti, non sopporta costrizioni (che siano apparecchi ortodontici, plantari, corsetti, stiramenti) e cerca sempre di sfuggire contorcendosi.

 

IL METODO È INNANZITUTTO UN MEZZO ATTRAVERSO CUI IL PAZIENTE PUÒ IMPARARE AD ASCOLTARE IL PROPRIO CORPO.

Ripetiamo che la sua applicazione è strettamente individuale. Le sedute di un’ora sono effettuate a ritmo settimanale almeno per le prime 4-5 sedute, poi in relazione al risultato ottenuto si possono diluire a un ritmo quindicinale e poi mensile. Il mantenimento mensile può continuare negli anni. In situazioni molto acute, da prescrizione medica, si possono eseguire anche 2-3 sedute alla settimana per alcune settimane. Per i bambini molto piccoli il bertelista insegna ai genitori uno stiramento da eseguire quotidianamente per 10 minuti circa e poi li supervisiona con sedute ogni dieci-quindici giorni. Nelle situazioni più complesse partecipano alle sedute due o più bertelisti per allungare le catene e correggere le compensazioni. Quando è necessario ottenere un cambiamento più radicale e duraturo della postura sono da prevedere delle settimane di sedute. A questo ciclo intensivo devono partecipare molti bertelisti per poter eseguire sedute a tre o quattro in contemporanea sui soggetti interessati.

 

ESAME OBIETTIVO

L’esame obiettivo è il momento essenziale del metodo. Il protocollo riguarda una metodologia di osservazione assolutamente individuale del corpo che permette di “fotografare” la situazione di quel corpo in quel momento e di confrontarlo con una morfologia ideale, perfettamente simmetrica ed armonica. Per un occhio esperto, l’esame richiede pochissimi minuti. Si osserva il paziente in stazione eretta, spogliato, a piedi uniti, prima di spalle, poi di fronte e infine di profilo, annotando su un’apposita scheda tutti i dettagli che non sono conformi alla morfologia ideale di quel corpo. In questo modo si possono identificare con tempestività problemi posturali che possono richiedere sedute di riequilibrio o, nei casi più seri, la necessità di visite specialistiche. Si comincia osservando la posizione e l’appoggio dei piedi, la forma degli arti inferiori, in particolare la rotazione delle ginocchia, la morfologia del tronco, l’asse della colonna vertebrale, l’allineamento delle scapole e delle spalle, che non devono essere né risalite né ruotate, le braccia che non devono essere né rigide né flesse, e la posizione della testa, che non deve essere anteposta ma in asse. Il bertelista deve compilare un’apposita scheda per documentare gli esiti dell’esame obiettivo e misurare con un altimetro l’altezza prima e dopo la seduta per verificare le variazioni di altezza, monitorandole nel tempo.

 

A CHI è UTILE

Questo trattamento è utile alla prevenzione e cura di contratture muscolari, dolori cervicali, dolori di schiena, alle braccia e alle gambe. Nella prevenzione delle patologie legate allo sviluppo in età evolutiva e in patologie come scogliosi, cifosi o altre deformazioni della colonna vertebrale fino a lavorare su patologie più complesse.

 

 

A cura di

Gioia Eleonora Mazzoleni

Psicomotricista

 

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